Studiare in Germania: differenze rispetto all’Italia

By on June 5, 2013

Abbiamo chiesto ad Andrea Mucchietto di parlarci del sistema di istruzione in Germania. Andrea è nato il 18 settembre 1993 a Fano, una città di mare e di porto nel Nord delle Marche. Ha svolto gli studi fino alla maturità nella sua città. Alle scuole superiori ha frequentato il liceo scientifico con l’indirizzo bilinguismo, ovvero ha potuto studiare due lingue contemporaneamente. Le lingue che scelse sono il tedesco e l’inglese. Ora si trova a Trieste dove studia fisica all’Università.

Andrea ci ha detto: “il mondo tedesco mi ha affascinato e la cultura tedesca credo ormai sia diventata quasi una passione per me. Ho iniziato a studiare tedesco alle scuole medie quindi circa 9 anni fa. I primi passi sono stati faticosi, molto duri, ma lo studio e gli scambi scolastici organizzati con città del posto hanno aiutato in maniera lampante a migliorare fin nei dettagli ill mio tedesco e le mie conoscenze in generale su di esso”.

Dopo essersi presentato, Andrea ha raccontato la sua storia in Germania:

” Nell’estate del 2010 (era l’estate tra la terza superiore e la quarta) ho avuto la possibilità di andare in Germania per un mese. E’ stato frutto di un progetto nato da tempo, che si tiene ogni anno a livello nazionale, purtroppo non mi ricordo esattamente tutto quindi mi limito a dire che rientra in un piano più ampio che fa parte della politica italo-tedesca ed è quella di valorizzare sempre più la conoscenza della lingua tedesca in paesi stranieri. Ho dovuto superare un colloquio orale (svoltosi a livello regionale) non molto difficile, ma complesso perché dovevo far capire anche la mia preparazione psicologica a quest’esperienza, oltre a saper sufficientemente bene la lingua tedesca. Il progetto prevedeva che passassero i primi due studenti di ogni regione, per le regione a statuto speciale le regole era leggermente diverse.

Ho trascorso le prime tre settimane (abbondanti) a Wuerzburg, un’importante città nel nord della Baviera, insieme ad altri ragazzi vincitori del concorso nelle loro corrispettive regioni. Qua siamo stati ospitati in famiglie che da tempo si son rese disponibili a questo tipo di progetti internazionali, molto accoglienti, gentili e affettuosi. La mattina andavamo con i nostri amici tedeschi a scuola poi però noi italiani venivamo raggruppati in aula per fare lezioni da soli con professori tedeschi.

Le lezioni avevano un compito preciso: stimolarci al massimo a parlare e a ragionare in tedesco. Queste lezioni erano molto interattive, dovevamo sempre parlare, confrontarci ed intervenire, alcune volte facevamo letteratura, per poter sviluppare senso critico su testi, articoli, poesie. Altre volte si studiava la cultura e la geografia tedesca, poi ci venivano insegnati detti, modi di dire e altri dettagli sulla grammatica tedesca. A volte venivamo lasciati liberi nel centro di Wurzburg e avevamo il compito d’intervistare i passanti su temi e argomenti che avevamo stabilito poco prima insieme con i professori.

A me è capitato una volta il tema dell’immigrazione in Germania, allora insieme a un paio di compagni ho dovuto formulare abbondanti domande per realizzare un quadro abbastanza completo della situazione. E’ stato molto interessante e formativo. Ogni giorno in pratica si era a contatto il più possibile con la gente del posto e questo ha aiutato davvero tanto nelle mie capacità di “maneggiare” il tedesco. Generalmente il pomeriggio, erano previste escursioni con tutto il gruppo. Si sono visitate le bellezze artistiche e storiche, quindi monumenti, edifici storici come per esempio castelli, residenze di antiche famiglie nobili, musei e tutte quante le visite sono ovviamente state svolte in lingua tedesca. Benché il gruppo fosse composto da ragazzi italiani, i nostri tutori ci pregavano quanto più possibile di parlare tedesco anche tra noi ragazzi italiani. breve nota sui tutori: sono due professori di scuole superiori italiani che si son resi disponibili a questo progetto e dunque accompagnano ogni anno i ragazzi in questa esperienza. Avevamo anche tempo libero e lo si passava in famiglia oppure si usciva assieme ai nostri amici tedeschi e quindi si stava con la loro compagnia e si conoscevano altri ragazzi e ragazze. Ho passato un bel periodo devo ammettere, finora sono sempre stato fortunato: la gente quando sente che mi piace la Germania, fa quasi un salto indietro, ha lo stereotipo del tedesco, rigido, freddo, chiuso di carattere, dalla parlata violentemente inquietante, a me invece piace perché mi hanno sempre fatto sentire a mio agio, sono allegri divertenti molto aperti sia dal punto di vista sociale che dal punto vista culturale, ma allo stesso tempo sanno anche essere organizzati, rigidi e rispettosi delle regole. Non dimenticherò mai questo fatto: una mattina si partiva dal piazzale della scuola di Wuerzburg alle ore 09.45 per fare un’escursione in una città non distante. Sono arrivato al piazzale alle 09.44(lo so con certezza perché quando sono in Germania cerco sempre di tenere sotto controllo il più possibile l’orario) e il professore, mi ha guardato, mi ha fissato, mi ha sorriso e detto:”Andrea, sei in ritardo. Va bene ragazzi, partiamo!”. Forse può apparire che ogni tanto siano ossessivi (a mio parere assolutamente no), ma trovo il loro modo di approcciarsi ai doveri, abbastanza vincente.

Tra l’altro ancora ho conservato dei contatti in Germania, questo lo dico giusto per far capire che è davvero gente generosa e sempre disponibile. Spero di tornarci il prima possibile.

Chiunque sia interessato, questa è una esperienza validissima e fruttuosa da ogni punto di vista, si imparano tante cose, si migliora tanto e vistosamente stando a contatto con l’ambiente tedesco e la gente di quel posto, inoltre ci si diverte parecchio perché si conoscono tante persone nuove con diverse idee, diverse passioni, diversi interessi e vivendo insieme a loro per un po’ l’unico risultato è quello di uscirne segnato (in senso positivo), cambiato e questo è bene, preserva dalla monotonia. :)

Tornando al progetto, non era previsto solo questo. La quarta settimana abbiamo detto arrivederci a Wurzburg e ci siamo trasferiti solo noi italiani a Berlino per una settimana. Lì con altre due guide tedesche abbiamo visitato davvero l’intera città, ogni angolo della capitale! E’ una città favolosa, credo una delle più belle che per ora io abbia mai visto in Europa. Finita anche questa settimana ognuno è tornata nella sua casa in Italia. L’addio con i ragazzi è stato intenso quanto l’esperienza che abbiamo vissuto tutti insieme. Tornati a casa non tutto era finito: ci è stato chiesto di scrivere una relazione sufficientemente corposa sul progetto e sull’esperienza vissuta, quindi descrivere cosa si era fatto ed inoltre scrivere le proprie opinioni su quanto vissuto e sull’organizzazione del progetto.

La differenza sostanziale tra il metodo d’insegnamento tedesco e il metodo italiano è il pragmatismo. Intendo dire che la metà del voto finale di ogni studente viene determinata puramente in conformità al livello di partecipazione ed interesse che ha mostrato durante l’anno. L’interattività, i dialoghi tra studente e professore o tra studente e altri studenti sono fortemente ricercati, questo accade in tutte le situazioni possibili.

Non è concepita una lezione di due ore di letteratura (sto facendo un esempio reale) in cui per tutto il tempo il professore spiega e di rado qualche alunno alza la mano per chiedere specificazioni. La scuola tedesca si fonda su progetti di gruppo, su praticità e altresì permette allo studente di scegliere liberamente tre (o un numero simile) corsi negli ultimi anni di liceo. In Italia invece le regole e le modalità con cui si fa scuola sembrano leggermente più tradizionaliste, in cui predomina un approccio teorico alla materia di studio. Tutto ciò mira a forgiare ragazzi intellettualmente e mentalmente vivi per studiare all’università oppure per produrre ragionamenti profondi, ma che magari per quanto riguarda il lato pratico non sono abbondantemente preparati. Voglio precisare che non sto giudicando né bene né male nessuna delle due, sto solo cercando di rendere chiara la situazione delle e quello che realmente è. Penso che l’ideale sarebbe coniugare il sapere, fornito in maniera -lo devo ammettere- eccelsa dalla scuola italiana (purtroppo c’è però anche qualche eccezione), con il saper fare, tipico invece di una cultura Anglosassone.

Un esempio è appunto costituito dalla scuola tedesca, in cui si dà spazio alla teoria ma connessa strettamente alla pratica. ”

Marco Campo Bagatin

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